Sei belle canzoni, secondo noi

Da Joni Mitchell a Rachmaninoff, sei brani musicali che vogliamo consigliarvi in questi giorni difficili.

Semplicemente una piccola lista di canzoni che ci piacciono molto e che vorremmo consigliarvi, dal rock alla classica, senza un preciso filo conduttore – se non il fatto che alcune, in questi giorni di isolamento, sembrano volerci dire qualcosa.

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Wond’ring Aloud: le piccole cose dell’amore cantate da Ian Anderson

I tramonti insieme, la colazione a letto e i piccoli interrogativi sul futuro cantati dolcemente da Ian Anderson, accompagnato dalla sua caratteristica chitarra acustica: Wond’ring Aloud è una splendida canzone che sa emozionare in soli due minuti.

Ian Anderson

Come Wond’ring Aloud ci sono poche canzoni. Ma cosa ricordate dei Jethro Tull? Forse il flauto traverso suonato su una gamba sola, il riff hard di Aqualung, la Bouree di John Sebastian Bach in una incredibile interpretazione jazz/rock. Ma nella loro discografia vi sono seminate tantissime canzoni acustiche che sono passate in secondo piano, sono meno ricordate, non appaiono nelle classiche playlist di ballate rock e non ricevano molti omaggi da aspiranti chitarristi e cantanti su Youtube. Oggi ne scopriamo insieme una, tra le più belle della loro produzione.

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Lo stupendo lato “pop” di Tom Waits

Avvicinarsi al cantante e musicista ostico per eccellenza con l’aiuto delle celebri cover di artisti come Bruce Springsteen, Tim Buckley e Rod Stewart.

Tom Waits

Gli aggettivi che si possono attribuire ad un personaggio come Tom Waits sono veramente tanti, ma mai si potrebbe pensare di accostarlo, in qualche assurdo modo, al pop, ad un genere di canzone facilmente “accessibile”. Lui, il cantautore sognante dei locali notturni, poi Orco di Pomona, sotto quegli arrangiamenti assurdi e quei suoni di strumenti inusuali, può nascondere testi universali e ritornelli orecchiabili? . Tanti artisti ben più celebri e popolari questo l’avevano presto capito, e hanno scavato in tutto quello splendido catrame sprigionato dal vocione di Tom, per tirarne fuori delle canzoni uguali ma profondamente diverse. Cover semplici nella loro grande bellezza e con un ritornello ben delineato. Sí, Tom Waits poteva, oltre alle struggenti ballate al pianoforte, ai brani cattivi e teatrali perfetti per l’ingresso in scena di qualunque grande villain dei film di Burton, ai blues fumogeni, scrivere delle canzoni che potevano essere pop. E sapete qual è la cosa più bella? Che nessuna di quelle cover, per quanto più famosa e di facile ascolto, è stata mai completamente all’altezza dell’originale.

Se non siete mai riusciti ad immergervi nel Mondo di uno dei più grandi cantautori del secolo scorso, perché ogni volta che ci avete provato siete naufragati in un oceano di whisky o vi siete persi, confusi da tutte quelle nuvole di fumo che coprivano la vista, allora questo articolo potrebbe capitare a fagiolo: scoprirete quel lato inaspettatamente poco “ostico” di Tom Waits, partendo dalle popolari cover di quei brani, e da lì la strada per diventarne fan è tutta in discesa. Capirete il perché di quegli arrangiamenti, di quella voce, di quelle atmosfere, di quell’incrocio tra elementi provenienti da parti opposte del globo, e amerete (o almeno così speriamo) anche quel pizzico di “pop” che si nasconde dietro tutto ciò. E’ consigliato, perciò, seguire la nostra playlist Spotify o YouTube (tenere lontano dalla portata dei bambini, per non rischiare notti in bianco :D). Buona lettura!

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“Però la vita, com’è bello poterla cantare”: il vero rock italiano di Lucio Dalla.

Un viaggio musicale attraverso uno dei più bei dischi italiani, quello di Cara, Futura, Balla Balla Ballerino e altri piccoli gioielli del rock nostrano.

Lucio Dalla

Oggi è il 4 Marzo. Quel giorno in cui è impossibile non ripensare all’omonimo terzo posto sanremese che poi si sarebbe trasformato in uno dei brani più famosi e noti della musica italiana. E, ovviamente, è quel giorno in cui non si può non pensare a Lucio Dalla, nato proprio in quella data del 1943: sarebbe presto diventato un clarinettista che si esibiva giovanissimo, non tra porti e marinai ma in una vivacissima Bologna. Di lì a poco sarebbe stato invitato a suonare con Chet Baker o abbinato a Sanremo agli Yardbirds di Jimmi Page e Jeff Beck. Sembrava seguire un percorso sconclusionato e tutto suo (oggi, si potrebbe ben dire “dalliano”), lontano dalla fama e dal riconoscimento del pubblico, che al Cantagiro 1964 gli lanciava i pomodori tra i tanti fischi. Più tardi però sarebbe diventato uno dei più noti interpreti, musicisti, cantanti, showman, italiani. Chissà se, prima del Sanremo del 1971, se lo sarebbe mai aspettato.

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