Grazie, Mark Hollis

Il 25 febbraio si è diffusa la notizia della morte del leader dei Talk Talk, uno dei gruppi pop britannici più influenti degli anni ’80

Sessantaquattro anni sono pochi per morire. Per morire senza che gli altri si chiedano perché. E al momento in cui scrivo un perché, dal flusso di notizie manca.

Per chi, come me, ha iniziato ad ascoltare la musica con quello che passava la radio negli anni ottanta, la voce di Hollis vibra fin nel profondo. E’ come ascoltare la voce di un vecchio amico, compagno di feste, serate e ore solitarie chiuso in camera.

Ancora più evocatrice è la sua immagine nei video in cui mostrava, esasperandolo, il suo aspetto non proprio da pop star. Definito “l’antidivo” per il suo carattere schivo e per il suo evitare, sempre, i riflettori. Hollis, comunque, non era solo voce e immagine ma anche compositore e polistrumentista.

A Mark Hollis devo dire grazie per avermi fatto apprezzare musica un po’ meno leggera di quella che andava per la maggiore in quegli anni. Per me l’album The Colour of Spring è un capolavoro, un disco “di formazione” se mi passate il termine, per chi si apre a scoprire generi musicali nuovi e diversi dal flusso maggiormente popolare.