Norton I imperatore

Cosa ci vuole per diventare imperatore degli Stati Uniti? Una grossa dose di sfiga, essere folli e saper usare a proprio favore i mass media. Con questi ingredienti un uomo, più di un secolo e mezzo fa, è diventato l’unico imperatore che gli Stati Uniti abbiano mai avuto.

C’è una storia pubblicata sul numero 3074 del settimanale a fumetti Topolino che si intitola Topolino e il dollaro dell’imperatore. I protagonisti, viaggiando indietro nel tempo, si imbattono in uno strano personaggio. Talmente strano che sembra inventato. La fantasia degli autori Disney (in questo caso parliamo di Francesco Artibani ai testi e di Alessandro Perina ai disegni) però, spesso incrocia la realtà coinvolgendo personaggi che esistono (o sono esistiti) davvero.

Così come in questo caso. Quello in questione somiglia molto ad un’invenzione narrativa. Gli elementi ci sono tutti: un uomo ridotto alla miseria, l’ingiustizia del sistema giuridico, la follia e il riscatto sociale. Allora è naturale che la curiosità si accendi e, cercando, salta fuori una incredibile storia vera

Basta fare quattro passi tra le tombe del Woodlawn Cemetery di Colma (California) per averne la prova. Se si è fortunati è possibile imbattersi in una lapide che reca la seguente epigrafe: NORTON I, imperatore degli Stati Uniti e protettore del Messico. Già, proprio così, non avete sbagliato a leggere: gli Stati Uniti hanno avuto, nella loro breve storia, un imperatore. Colma è una cittadina situata nella baia di San Francisco, nella quale furono trasferiti i cimiteri dell’omonima città e sotto la suddetta lapide c’è sepolto Joshua Abraham Norton.

Se avessimo a disposizione una macchina del tempo come Topolino e ci recassimo per le vie di S. Francisco nella seconda meta dell’ottocento, forse potremmo imbatterci in un signore vestito con una vecchia e logora giubba militare di colore blu, un cappello piumato ed un bastone di legno che porta a mo’ di spada. Potremmo osservarlo mangiare nei ristoranti, salire sui mezzi pubblici, andare al teatro e pagare con banconote che portano il suo nome mentre gli altri lo salutano e lo riveriscono con un inchino.

WS3990-^Emperor Joshua Abraham Norton ^Norton Paper Money-San Francisco,CA

Potremmo vederlo anche fare ispezione nei luoghi dei cantieri navali o controllare lo stato di avanzamento dei lavori pubblici. Ma forse a stupirci di più sarebbe stato sentire le persone rivolgersi a lui chiamandolo imperatore e leggere sui giornali locali i suoi proclami e i suoi editti. Perché i giornali locali non negavano il loro servizio all’imperatore (come avrebbero potuto!) e questo dava risonanza ad una figura che tutta la città di S. Francisco aveva accolta come proprio personalissimo sovrano.

Joshua Abraham, dal Sudafrica era approdato sulle coste californiane negli gli anni della corsa all’oro, quando ondate di lavoratori (i Forty-Niners, quelli del 1849) raggiungevano la California accecati dal miraggio di sconfiggere la miseria e ribaltare la sorte. Egli però non voleva cercare l’oro, voleva fare l’imprenditore. Il senso per gli affari gli fa vedere un modo per fare soldi nell’incremento della popolazione dovuta all’immigrazione. C’è bisogno di case, di servizi, di spazi per il deposito merci. Si lancia allora nel mercato immobiliare e fonda anche una compagnia di servizi. Accresce cosi il cospicuo patrimonio lasciatogli dal padre. Gli affari gli vanno bene, qualche piccolo incidente di percorso capitatogli non oscura la sua buona stella.

Nel 1852 Norton è un brillante uomo d’affari. Conosciuto e stimato sente ben salde le gambe ergersi su un suolo che crede solido come la roccia. Gli si presenta l’occasione del secolo: la carestia in Cina. C’erano molti cinesi a San Francisco in quegli anni e, come tutti immaginano, la dieta dei cinesi è costituita prevalentemente da riso. Si, il riso poteva essere un affare. A causa di quella carestia la Cina ne aveva bloccate le esportazioni e non ne arrivava più. Era diventata merce preziosa essendo il suo prezzo moltiplicatosi.

Quando Norton venne a sapere che un intero bastimento proveniente dal Perù carico di riso stava per approdare nella baia, pensò di acquistarlo. Calcolò che avrebbe moltiplicato per dodici ogni dollaro investito. Soprattutto perché, gli avevano assicurato, era riso di ottima qualità.

Così nel dicembre del 1852 Norton acquistò tutto il carico di riso, quasi 20.000 chilogrammi  per 25.000 dollari, con il quale avrebbe coperto il fabbisogno di tutta la California. Forse mentre faceva avanti e indietro nel suo ufficio si poteva sentire, oltre al suono dei passi, anche lo sfregare delle mani mentre pensava già a come investire i nuovi capitali guadagnati.

In realtà Joshua Abraham aveva preso una grossa fregatura. Il riso acquistato non era della qualità assicuratagli e, cosa ancor più grave, molti altri bastimenti carichi dello stesso cereale stavano per approdare nella baia e avrebbero inflazionato il mercato. Il prezzo sarebbe sceso più in basso di quanto aveva investito. Inutili i suoi successivi tentativi di porvi rimedio, tra cui la causa intentata per rendere nullo il contratto d’acquisto. Il danno era fatto, il fallimento inevitabile.

Nel 1857 Norton era un uomo finito. L’ultima speranza a cui si era tenacemente attaccato, la sentenza della la Corte suprema della California, viene meno. La corte gli da torto. Ha perso tutto.

Per un paio di anni nessuno sente più parlare di lui e nessuno sa dove sia. Quando riappare probabilmente ha l’aspetto di un barbone e mangia alla mensa dei poveri. Non ha più nulla. Ma durante la sua assenza ha molto meditato e ha realizzato la sua visione dell’inadeguatezza del sistema americano ed alla fine ha trovato la soluzione a tutti i suoi problemi: munitosi di carta e penna scrive un testo che manderà ai giornali locali. Un particolare testo col quale si proclamava imperatore degli Stati Uniti.

Molti dei giornali ai quali mandò il suo proclama, naturalmente, non lo presero in considerazione ma il San Francisco Bullettin decide di pubblicarlo (probabilmente come una cosa divertente). Ma l’effetto fu incredibile: la gente, da quel giorno, lo trattò davvero come un imperatore.

Diventando “imperatore” Norton evitò una delle conseguenze devastanti della povertà: l’esclusione sociale. Dietro l’apparente follia di una farsa che potrebbe sembrare tragicomica (per chi lo ha conosciuto, compreso lo scrittore Mark Twain, egli non era affatto pazzo) c’è un gioco di ruolo a cui tutta la città di San Francisco, istituzioni locali comprese, partecipò.

Norton mori l’8 gennaio 1880, così come aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita e cioè mentre era in una delle strade della sua città. Aveva 61 anni. C’è chi afferma che al suo funerale parteciparono oltre trentamila persone.

«A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton, un tempo cittadino di Algoa Bay, Capo di Buona Speranza, e oggi e per gli ultimi scorsi 9 anni e 10 mesi cittadino di San Francisco, California, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti; e in virtù dell’autorità in tal modo acquisita, con la presente ordino ai rappresentati dei diversi Stati dell’unione di riunirsi in assemblea presso il Music Hall di questa città, in data primo Febbraio prossimo venturo, e lì procedere alla modifica delle leggi esistenti dell’Unione al fine di correggere i mali sotto i quali questa nazione si trova ad operare, e in tal modo ripristinare la fiducia, sia in patria che all’estero, nell’esistenza della nostra stabilità e integrità.
Norton I, imperatore degli Stati Uniti
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Proclama pubblicato dal San Francisco Bullettin il 17 settembre del 1859
(tratto da Wikipedia)