Wond'ring Aloud: le piccole cose dell'amore cantate da Ian Anderson

I tramonti insieme, la colazione a letto e i piccoli interrogativi sul futuro cantati dolcemente da Ian Anderson, accompagnato dalla sua caratteristica chitarra acustica: Wond’ring Aloud è una splendida canzone che sa emozionare in soli due minuti.

Ian Anderson

Come Wond’ring Aloud ci sono poche canzoni. Ma cosa ricordate dei Jethro Tull? Forse il flauto traverso suonato su una gamba sola, il riff hard di Aqualung, la Bouree di John Sebastian Bach in una incredibile interpretazione jazz/rock. Ma nella loro discografia vi sono seminate tantissime canzoni acustiche che sono passate in secondo piano, sono meno ricordate, non appaiono nelle classiche playlist di ballate rock e non ricevano molti omaggi da aspiranti chitarristi e cantanti su Youtube. Oggi ne scopriamo insieme una, tra le più belle della loro produzione.

Wond’ring Aloud, assieme a Cheap Day Return e Slipstream, è una gemma acustica di rara bellezza, incastonata (e forse un poco nascosta) tra brani apparentemente più eclatanti, complessi e rock. Ma questa presenza, a smorzare con dolcezza la tensione musicale creata da canzoni come My God o Locomotive Breath (critiche alla religione e dure visioni della società), è certamente uno degli elementi che rendono Aqualung (1971) una pietra miliare, in perfetto equilibrio tra rock, folk e progressive.

Wond’ring aloud

how we feel today.

Last night sipped the sunset

my hands in her hair.

We are our own saviours

as we start both our hearts

beating life

into each other.

Ian Anderson fantastica e vola con la mente con tanti “chissà”, riempendosi di domande causate dalla meraviglia (quella stessa che guida i filosofi nella scoperta del mondo e di se stessi). Pensando ad alta voce, le parole dell’autore sono rivolte prima al presente (“come ci sentiamo oggi?“) e poi al futuro (“gli anni ci tratteranno bene?”), mentre con una sorprendente semplicità vengono tratteggiate scene d’amore, con uno sguardo veloce e fugace nella vita quotidiana. Il tramonto assaporato insieme, la colazione a letto alla mattina, i piccoli gesti dolci, il profumo dei toast col burro: nulla di vistoso o clamoroso, ma solo la magia che si nasconde dietro a momenti apparentemente banali o domestici. Siamo i salvatori di noi stessi quando entrambi i nostri cuori cominciano a battere l’uno dentro l’altro.

Wond’ring aloud

will the years treat us well.

As she floats in the kitchen,

I’m tasting the smell

of toast as the butter runs.

Then she comes,

spilling crumbs on the bed

and I shake my head.

And it’s only the giving

that makes you what you are.

Ian Anderson

Musicalmente il brano è sorretto dalla chitarra acustica di Anderson, vera protagonista (con la sua inconfondibile tecnica di arpeggio col plettro e il capotasto al terzo), aperta, sognante, piena di quegli “svolazzi” che caratterizzano anche il celebre modo in cui suona il flauto traverso. La voce è dolce e quasi sussurrata, e perfino l’ingresso del pianoforte e dell’orchestra è leggero, mai invadente, ma capace di donare forte quella forte emozione che la rende indimenticabile.

Quando il brano sembra chiudersi (sempre troppo presto), sulla soglia dei soli due minuti, un accordo minore e inaspettato chiede la nostra totale attenzione: l’ultima pennellata del quadro è una massima che non va spiegata. And it’s only the giving that makes you what you are.

[Ed è solo il donare che ti rende ciò che sei: Ian Anderson e i Jethro Tull hanno suonato in due concerti di beneficenza nel territorio italiano, il 20 e il 21 dicembre, a Parma e Ferrara. Il ricavato è stato donato a sostegno dei progetti di Oncologia e Psico-Oncologia Pediatrica nell’Ospedale Sant’Anna (FE) e per l’acquisto di strumentazioni per la diagnostica e cura da destinare all’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla (PR)]

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